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Covid-19: la pelle, anche con pochi sintomi, può essere una “spia” del virus

Uno studio rivela che nel 20% dei positivi compaiono rash cutanei

14 Gennaio 2021

«La pelle può essere spia di malattie e questo aspetto, purtroppo, è ancora poco considerato». Così Ketty Peris, Presidente della Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) e direttrice dell’Unità operativa complessa di Dermatologia del Policlinico Gemelli di Roma, commenta all’agenzia Dire lo studio internazionale coordinato dall’Università Statale di Milano che ha indagato le biopsie cutanee dell’autunno 2019 riscontrando il virus Sars-CoV-2 in una giovane paziente affetta solo da una dermatosi.

 

«Sicuramente questo studio è molto importante  ̶  ha proseguito Peris  ̶  perché dimostra che la pelle può essere un “segno” del Covid anche quando i sintomi sono pochi. È da tempo in realtà che raccogliamo dati e ci sono diversi lavori pubblicati da dermatologi che mostrano le manifestazioni cutanee in corso di Covid. È chiaro che, rispetto a chi ha problemi respiratori, l’aspetto “meno grave” della malattia, come può essere appunto una manifestazione cutanea, tende di solito ad essere meno considerato. Ma questo non è corretto, perché come abbiamo visto può essere estremamente importante: quella paziente, anche se di fatto paucisintomatica, era positiva. E chissà quante persone avrà infettato».

 

Finora, dagli studi, è emerso che circa nel 20% dei malati di Covid compaiono rash cutanei «simili a  varicella, orticaria o vescicole, quindi molto affini a quelle che vediamo in corso di altre manifestazioni virali  ̶  ha spiegato Peris  ̶ . Sono più frequenti al tronco, ma possono essere diffuse su tutto il corpo. Ci sono poi lesioni rosse e violacee in particolare sulle estremità delle dita di piedi e mani, simili ai geloni provocati dal freddo eccessivo, che si sono manifestate soprattutto in bambini e adolescenti, per lo piu’ del tutto asintomatici».

 

 

Ma quali sono i principali campanelli d’allarme, o meglio gli “indizi” sulla cute che possono farci pensare al Covid? Sono riconoscibili oppure assimilabili ad altre patologie della pelle?

È fondamentale ovviamente fare una diagnosi differenziale se per esempio una persona ha una manifestazione diciamo di tipo allergico, è importante distinguere se si tratta veramente di un’allegria oppure di una reazione che potrebbe essere assimilabile o simile e dovuta al virus. La prima cosa da indagare, allora, è se il paziente ha qualche altro sintomo, magari anche non eclatante, come febbricola o diarrea, che però può far sospettare. In questi caso ci si può sottoporre al test.

 

 

In molti, in questi mesi di emergenza sanitaria, hanno però preferito evitare gli ospedali rimandando le visite per timore di contrarre il virus.

Gli ospedali sono posti sicuri e le persone non devono temere nulla. Noi siamo aperti e abbiamo certamente delle regole da rispettare, a partire dal distanziamento tra una visita all’altra per evitare sale d’attesa sovraffollate; inoltre igienizziamo lo studio ad ogni paziente che riceviamo. Certo, questo rallenta un po’ il nostro lavoro, ma non azzera l’assistenza sanitaria. Bisogna assolutamente dire alle persone che se hanno bisogno devono andare in ospedale.
Quanto sta “soffrendo” la nostra pelle a causa dell’uso costante della mascherina e quali rimedi possiamo adottare?

La nostra pelle effettivamente in questo momento è un po’ in “sofferenza”. A risentirne sono soprattutto quelle persone che soffrivano già in passato di altre patologie della pelle, come la psoriasi, la dermatite seborroica o la dermatite atopica, quindi di malattie che interessano anche il volto e che con l’uso della mascherina sono ritornate o peggiorate. L’unico consiglio è idratarsi molto, detergersi bene e usare prodotti in maniera appropriata, quindi saponi non saponi e buone creme idratanti. Lo stesso vale per i bambini in età scolare, costretti ad utilizzare per molte ore in classe la mascherina, e per gli adolescenti.

 

(ph: Shutterstock)

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