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Covid-19: riaperture rischiose, anche con Rt sotto 1

Lo rivela uno studio condotto da Fbk, Iss e Inail

8 Gennaio 2021

Allentare le restrizioni quando l’incidenza dei contagi da Sars-Cov-2 è ancora alta, può portare a un rapido nuovo picco dei casi, e quindi dei ricoveri, anche se l’indice Rt è inferiore a 1. Lo dimostra uno studio, basato sui dati della prima ondata dell’epidemia di Covid in Italia, condotto dai ricercatori di Fondazione Bruno Kessler (Fbk), Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro(Inail), e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science of the United States (Pnas).

 

I risultati della ricerca – per cui è stato usato un modello di trasmissione del virus per stimare l’impatto di diverse strategie di mitigazione introducendo anche la stima del rischio nei diversi settori produttivi – sono stati utilizzati per definire i possibili scenari in seguito alle riaperture della fase 2, e i possibili scenari e interventi nella fase autunnale. Ebbene, lo studio mostra che «un anticipo prematuro delle riaperture può incidere notevolmente sull’andamento dell’epidemia. Ad esempio, anticipare al 20 aprile la fine del lockdown avvenuta il 18 maggio avrebbe potuto generare un incremento di circa il 500% delle ospedalizzazioni cumulative rispetto a quelle osservate da maggio fino a fine settembre».

 

Non solo. Dall’analisi emerge che «Rt minore di 1 è necessario per permettere margine di azione dopo il rilascio delle restrizioni, mentre la bassa incidenza è necessaria per mantenere il livello dei casi, e quindi di ricoveri e decessi, approssimativamente costante dopo che Rt ritorna a valori vicini a 1 a seguito delle riaperture».

Dall’analisi è emerso che Rt minore di 1 è necessario per permettere margine di azione dopo il rilascio delle restrizioni, mentre la bassa incidenza è necessaria per mantenere il livello dei casi, e quindi di ospedalizzazioni e decessi, approssimativamente costante dopo che Rt ritorna a valori vicini a 1 a seguito delle riaperture. Questo ad esempio è avvenuto l’estate scorsa: l’Rt a livello nazionale è stato stimato a circa 3 in febbraio, è poi sceso sostanzialmente sotto 1 nel giro di due settimane a seguito del lockdown imposto l’11 marzo ed è poi ricresciuto a valori vicini e anche leggermente superiori a 1 a seguito delle riaperture del 18 maggio.

 

«In particolare  ̶  spiega Stefano Merler, ricercatore Fbk  ̶  l’incidenza deve essere sufficientemente bassa da poter essere gestita dai sistemi di prevenzione con l’isolamento dei casi e la quarantena dei contatti. Basandosi sul periodo in cui i servizi di prevenzione hanno cominciato ad andare in sofferenza a causa dell’aumento di incidenza di casi durante la seconda onda, questa incidenza dovrebbe essere inferiore a circa 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti. La ricerca – prosegue Merler  ̶  mostra che il potenziale di trasmissione di Covid-19 è ancora altissimo e suggerisce estrema cautela nella scelta dei contatti sociali che vengono riattivati e nella tempistica di riattivazione degli stessi».

 

Per quanto riguarda i contatti sociali che vengono riattivati, la ricerca mostra diverse evidenze: i contatti nel mondo del lavoro, escludendo i servizi essenziali (esempio sanità) che possono essere ad alto rischio ma non possono essere sospesi, potrebbero non incidere molto sulla trasmissibilità di Sars-CoV-2; è comunque importante favorire il più possibile lo smartworking, dove possibile; la riapertura delle scuole dagli asili fino alle scuole medie potrebbe avere un impatto limitato sulla trasmissibilità di Sars-CoV-2 a causa della minor suscettibilità all’infezione dei bambini e ragazzi fino a circa 14 anni di età.

 

Inoltre, riattivare quasi completamente i contatti sociali e le scuole di ogni ordine e grado, come avvenuto in tarda estate, può risultare in un’onda epidemica non contenibile senza severe misure restrittive. L’analisi condotta non permette di distinguere tra infezione trasmessa all’interno degli edifici scolastici e infezione trasmessa durante le attività peri-scolastiche (esempio trasporti, possibili assembramenti fuori degli edifici scolastici, attività extra-scolastiche).

 

Gli autori hanno stimato che fino al 30 settembre si è infettata circa il 4,8% della popolazione italiana, con grandi differenze tra regione e regione (circa l’11% in Lombardia, il 2% in Lazio e l’1% in Campania). Come conseguenza, l’analisi suggerisce che gli effetti delle riaperture possono essere diversi da regione a regione a seguito dei diversi livelli di immunità raggiunta e della diversa prevalenza di infezione. La ricerca suggerisce anche un possibile ruolo della struttura demografica, con un minore impatto di Covid-19 nelle regioni con popolazione più giovane.

 

Inoltre, è stato stimato che il tasso di notifica (quante infezioni vengono individuate dal sistema di sorveglianza rispetto al totale delle infezioni, inclusi quindi anche tutti gli asintomatici) è cresciuto da circa il 9,4% durante la prima ondata a circa il 24,5% durante l’estate, probabilmente a causa della miglior capacità di tracciamento dei contatti in regimi di bassa incidenza giornaliera di casi.

 

Fonte: Adnkronos Salute

(ph: Shutterstock)

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